“Io pecora, tu lupo”

Il più sincero “vai a quel paese” da parte mia raggiunga chiunque osi parlare di “discriminazione” e appellarsi al principio dell’“inclusione” per opporsi all’ipotesi che i non vaccinati vengano a breve estromessi da qualsivoglia circuito e/o consesso sociale.

Che peste ti colga (e, ahinoi, corri seriamente il rischio), bestemmiatore della semantica, mortificatore delle lotte altrui, paladino della diversità autoinflitta.

Che l’Inclusione è tema più alto e pressante della tua libertà personale.

Che non ricordo tu ti sia stracciato le vesti con così tanta passione di fronte alla discriminazione di persone di altre etnie, transgender o disabili,
– coloro, se non hai colto il punto, che la diversità la subiscono, non la scelgono -.

Che quando decidi in piena coscienza di non omologarti alla massa ed escluderti dal gregge dei sudditi di Big Pharma, fai poi ridere i polli (per restare in ambito zootecnico) quando strepiti e pesti i piedi affinché quello stesso gregge ti includa al cinema, al ristorante e pure al lavoro.

Che tu, in questa vicenda, non sei mica l’agnello sacrificale, ma il lupo.

E per difendersi dai lupi – da che mondo è mondo – si costruiscono recinti.
Caro mio, hai ragione a dire che quel recinto ci confina, in qualche modo senz’altro ci limita.

Lo fa come, a partire dagli albori della Civiltà, ha fatto qualunque infrastruttura sociale.

Ma è talmente vasto, quel recinto, e pieno di nostri simili, che a noi non va poi così stretto.

E comunque, tagliando la testa al toro (unica vera vittima di queste metafore zoomorfe): se i prigionieri e gli sconfitti siamo noi, tu, esattamente, di che ti lamenti?

Tu sei fuori.

Tu sei libero.

Goditela.

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