Dottor Clown – Film TV – Telebolero 45/2008: “L’importanza di un sorriso”

In arrivo su Canale 5, “Dottor Clown”, il nuovo film di Maurizio Nichetti che vede Massimo Ghini in camice bianco, è un omaggio ai medici e alle migliaia di volontari che in tutto il mondo, ogni giorno, diffondono nelle corsie di molti ospedali il benefico influsso dell’allegria

“Ancora una fiction ospedaliera! Alla proposta di girare ‘Dottor Clown’, il mio primo impulso, lo confesso, è stato quello di scappare. Poi un ricordo lontano mi ha fermato…
Non mi ero forse laureato in Architettura con una tesi sul futurismo e le avanguardie artistiche del 900? E non avevo scelto quella tesi proprio dopo la lettura del ‘Controdolore’, manifesto futurista di Aldo Palazzeschi? Uno scritto che, molto prima di Patch Adams, aveva teorizzato di portare i clown in corsia. Una provocazione, certo, ma anche un disperato tentativo per riaffermare il diritto di un malato a vivere anche al di fuori della propria malattia, della logica asettica dei bollettini medici; il diritto a essere considerato una persona prima di una cartella clinica. Un manifesto contro il falso pietismo, la retorica della tristezza, la banalità di lacrime inutili. Mi sono fermato, sono tornato sui miei passi: forse valeva la pena di entrare in un ospedale per raccontarlo non solo attraverso l’ansia di un pronto soccorso, ma anche analizzando i mille piccoli gesti che possono alleviare gli inevitabili disagi umani di una degenza ospedaliera: piccole attenzioni per combattere paure, depressioni e pessimismi che certo non abbreviano i tempi di una guarigione. E l’idea cominciava a piacermi. Girare un film per raccontare dei clown dottori, per parlare di quelle migliaia di persone che dedicano volontariamente il loro tempo a ridurre il disagio di un ricovero ospedaliero cominciava a presentarsi anche come una bella responsabilità! Un argomento molto impegnativo che ho cercato di affrontare con la leggerezza che si può permettere solo chi sa quanta serietà si può nascondere dietro un naso rosso. Ora sono contento d’aver girato ‘Dott Clown’, un film per la televisione che, con le regole di una fiction da prima serata, cercherà di portare in ogni casa un sorriso e una piccola riflessione: non basta curare le malattie, occorre anche occuparsi dei malati!”.–
Così racconta il suo ultimo lavoro Maurizio Nichetti, regista di un film – “Dottor Clown”, prossimamente in onda in prima serata su Canale 5 – che si inserisce nella selva dei “medical drama” di casa nostra distinguendosi da fiction apparentemente analoghe grazie al punto di vista completamente nuovo con cui affronta i temi della malattia e della relazione fra medico e paziente. Il pretesto per introdurre questa “visione alternativa” della Sanità è la parabola di vita del protagonista, il dottor Roberto Laurenti, interpretato da Massimo Ghini. Una sera, infatti, uscendo dal policlinico dove lavora da anni come primario, Laurenti viene investito da un’auto. Ricoverato in stato di incoscienza nel suo stesso ospedale, viene affidato alle cure della caposala Barbara (Angela Finocchiaro), che l’aveva sempre criticato per il suo cinismo e il distacco con cui trattava colleghi e pazienti, e del giovane infermiere Lorenzo (Francesco Venditti). Dopo otto giorni di coma, come ha spiegato lo stesso Ghini, Roberto “si risveglia grazie alla risata di uno di quei medici clown che un tempo trattava a pesci in faccia e si scopre un uomo molto diverso”. Il suo sguardo sul mondo, infatti, è cambiato per sempre: Roberto sperimenta per la prima volta l’attenzione al malato e si impegna con pazienza per recuperare il rapporto con i suoi familiari: l’ex moglie Sara (interpretata dalla bella Serena Autieri), che lo ospita per la convalescenza, il figlioletto Giacomo (Christian Circi) e la suocera Elvira (Simona Marchini). Quando, però, Laurenti stringe amicizia con un gruppo di medici clown e, in particolare, con il loro “capo” Daniele (Fabio Bussotti) – da sempre osteggiato da Argentieri (Franco Trevisi), il ben poco altruista direttore dell’ospedale che vorrebbe cedere un’ala dell’edificio a un imprenditore per realizzare una clinica privata – le cose si complicano. Roberto, infatti, si appassiona alla comicoterapia e progetta di realizzare uno spazio ricreativo per malati nell’ala sulla quale vorrebbe mettere le mani Argentieri. Riesce anche a fermare in extremis la firma del contratto con i privati per l’acquisto del padiglione, ma Argentieri, furibondo, a quel punto lo sospende… ★

Patch Adams

“Dottor Clown” non è il primo film a trattare il tema dell’importanza del contatto umano con i pazienti. Anzi, si può dire che a dare il giusto risalto a livello mondiale a questo tipo di approccio al malato sia stata, nel 1998, proprio una pellicola cinematografica – “Patch Adams” – interpretata dall’attore americano Robin Williams. Il film, ispirato all’autobiografia di Hunter Adams (“Patch”, che significa “cerotto”, è il suo soprannome, il “nome d’arte”), non era altro che la versione romanzata della vita di questo medico statunitense generalmente riconosciuto come l’inventore della clownterapia (detta anche comicoterapia o “terapia del sorriso”). Il dottor Adams, 63 anni (nelle due foto qua sotto lo vediamo con e senza naso rosso), nel 1971 fondò il Gesundheit! Institute, un ospedale gratuito aperto tutti i giorni 24 ore su 24 divenuto negli anni un’importante una comunità medica, con il quale ha fornito cure gratuite a migliaia di pazienti. Ogni anno, inoltre, organizza un gruppo di volontari che viaggiano in vari paesi del mondo – persino i più pericolosi e tartassati, come l’Afghanistan – per portare un po’ di gioia e di speranza agli orfani, ai malati e alla popolazione nel suo insieme. Naturalmente, sono sempre tutti rigorosamente vestiti da clown!
Perr chi volesse saperne di più: www.patchadams.org

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