“Generazione mille euro” – Film – Telebolero 16/2009

L’AMORE NELL’ERA DEI PRECARI

Non un film di denuncia sociale, ma una commedia sentimentale dedicata alle tragicomiche avventure dei trentenni di oggi. “Generazione mille euro”, nelle sale dal 24 aprile, affronta con ironica agilità il delicato tema dell’incertezza giovanile

 
“Generazione mille euro”, nei cinema da venerdì 24 aprile, è un film figlio del suo tempo. Figlio della crisi, figlio dell’incertezza, fratello di altre pellicole che negli ultimi tempi hanno cominciato a raccontare il difficile e sempre più vasto mondo dei precari italiani. L’anno scorso l’aveva fatto mirabilmente Paolo Virzì con “Tutta la vita davanti”, agra commedia dedicata all’ormai paradigmatico mondo dei call center tratta dal romanzo di Michela Murgia “Il mondo deve sapere”. Anche alla base di “Generazione mille euro” c’è un libro, l’omonimo romanzo di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa pubblicato da Rizzoli nel 2006.
Ma come il regista Massimo Venier tiene a precisare, il libro è stato solo un canovaccio dal quale la sceneggiatura del film ha preso le distanze strada facendo e la pellicola racconta la realtà dei trentenni italiani in chiave leggera; soprattutto, non c’è mai stata l’intenzione di inserirsi nella scia di Virzì per dar vita a un nuovo genere cinematografico sul precariato: “io e Federica Pontremoli, con cui ho lavorato alla sceneggiatura” ha dichiarato Venier, “ci siamo ispirati alla storia di un gruppo di trentenni che lavorano e vivono insieme raccontata nel libro di Incorvaia e Rimassa, ma in realtà siamo rimasti fedeli solo al titolo: la nostra storia, infatti, ha ben poco del racconto originario.
Ho voluto raccontare con una commedia momenti della nostra realtà, ma senza la pretesa di fare affreschi sociali, svelare verità o dare risposte. Mi sono limitato a mostrare la realtà di tutti i giorni di una città come Milano, così come la vive chi vi abita. Il mio quindi non è un film ‘sul precariato’: sarebbe triste se un tema del genere divenisse un vero e proprio genere cinematografico o letterario. Racconto una storia leggera ambientata nel nostro tempo, della quale sono protagonisti alcuni trentenni. In pratica, solo il fatto che purtroppo oggi in Italia il 99 % dei giovani di quell’età si trovi in precarie condizioni lavorative lega la mia pellicola a un argomento di così scottante attualità. Virzì, del resto, aveva già raccontato splendidamente questo mondo e non ho mai avuto intenzione di paragonarmi a un maestro come lui”.

La storia ruota attorno a Matteo, brillante trentenne con tanto di laurea e un autentico talento per la matematica che, a dispetto della sua preparazione e delle sue indubbie doti intellettive, come molti suoi coetanei a stento riesce a pagare l’affitto dell’appartamento in cui vive insieme al suo migliore amico Francesco. Una serie di avvenimenti – lo sfratto, la perdita della fidanzata, il rischio concreto di perdere anche il lavoro – complicherà la sua già non semplice esistenza e l’ingresso nella sua vita di Beatrice, la nuova coinquilina che aspira a diventare insegnante, e della bella Angelica, capo del marketing nel suo ufficio, lo costringerà per la prima volta a pensare al futuro e a prendere decisioni. Per dar corpo e voce alle tragicomiche avventure di questi trentenni in crisi d’identità, Venier ha voluto fare scelte molto ponderate: “reclutare il cast è stato il lavoro più impegnativo di questa produzione” ha raccontato. “Ci abbiamo messo tanto tempo e abbiamo fatto molti provini, ma quando mi sono trovato di fronte i protagonisti ci ho messo solo cinque secondi a decidere: erano perfetti, le facce giuste per raccontare una storia dolce e amara come il mio carattere”. Le “facce giuste” di cui parla il regista, in effetti, corrispondono a quattro giovani artisti fra i più promettenti della loro generazione: Alessandro Tiberi, nei panni del protagonista Matteo, Francesco Mandelli, in quello del suo amico Francesco, Valentina Lodovini, nel ruolo di Beatrice, e Carolina Crescentini, che interpreta Angelica.
Tiberi, visto da poco anche in “Aspettando il sole” di Ago Panini e in tv in “Boris”, “Boris 2” e “Quo Vadis, Baby?”, a detta del regista è “un giovane attore già noto che può diventare una vera stella”; Mandelli, che ha all’attivo altre partecipazioni cinematografiche in “Manuale d’amore” di Giovanni Veronesi, “Natale a Miami” e “Natale a New York” di Neri Parenti, è un volto simbolo della rete Mtv; Valentina Lodovini, vista su Rai Uno lo scorso autunno nella miniserie “Coco Chanel” (era la zia della stilista Adrienne Chanel), dal 2005 ha inanellato numerose ottime prove – per esempio in “A casa nostra” di Francesca Comencini, ne “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino, in “La giusta distanza” di Carlo Mazzacurati (che le è valso un David di Donatello) e nel recentissimo “Fortapasc” di Marco Risi – e più o meno lo stesso si può dire della collega Crescentini, nota soprattutto per essere stata protagonista di “Notte prima degli esami oggi” di Fausto Brizzi e “Parlami d’amore” di Silvio Muccino. “Li ho voluti” ha spiegato Venier, “perché rappresentano perfettamente la loro generazione: sono ragazzi di trent’anni che conoscono questa realtà e sono capaci di renderla con leggerezza e spontaneità”. ★

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