Intervista a Giulio Scarpati (Un medico in famiglia”) – Telebolero 38/2009

CIAO FAMIGLIA!

Il 20 settembre, in prima serata, debutterà su Rai Uno l’attesa sesta serie di “Un medico in famiglia”. La novità più eclatante? Il trionfale ritorno in scena di Giulio Scarpati, che qui ci regala qualche anticipazione e alcuni retroscena sulla sua nuova avventura nei panni di Lele Martini

di Camilla Perrucci

Nel 1998, la prima serie di “Un medico in famiglia” aveva rapidamente reso quello di Giulio Scarpati uno dei volti più familiari e amati d’Italia. Da allora, pur essendo stato protagonista solo di due delle cinque passate stagioni di questa serie tv, il personaggio di Lele Martini è rimasto un’icona. In questa intervista, alla vigilia del debutto della nuova stagione, previsto per domenica 20 settembre, l’attore ci racconta cos’ha significato tornare a vestirne stabilmente i panni dopo quasi dieci anni di lontananza.

«È stato un percorso davvero strano: ho dovuto sbirciare nel passato del personaggio per scoprire se e come Lele fosse cambiato durante quella lunga assenza e ho faticato un po’ a ritrovare il passo. Ai suoi esordi, del resto, “Un medico in famiglia” aveva rappresentato qualcosa di molto particolare, un evento che era andato anche oltre le aspettative di chi l’aveva ideato, facendo breccia in un pubblico molto trasversale, sia in senso anagrafico sia in senso culturale. Le prime due stagioni, cui avevo preso parte, avevano coinciso con l’inizio di una grande stagione della fiction italiana, che aveva potuto contare su grandi investimenti e voglia di sperimentare. Oggi, però, rispetto a dieci anni fa, viviamo in una realtà più cupa, in cui le speranze vacillano, quindi la percezione di questo prodotto e dei valori proposti dalla famiglia Martini potrebbe essere cambiata: credo che la vera scommessa sia vedere quanto possano risultare ancora coinvolgenti»

Perché avevi lasciato questo ruolo?

«Il personaggio era fin troppo amato dal pubblico, che mi identificava con lui: per strada mi chiamavano Lele! Ho scelto di allontanarmi per non correre il rischio di restare intrappolato, un rischio che nel nostro mestiere si corre spesso… La popolarità di Lele Martini stava quasi cancellando il mio passato: sembrava che avessi cominciato a fare l’attore solo da un paio d’anni, quando invece avevo già fatto molto cinema e tantissimo teatro».

Perché, allora, hai scelto di tornare?

«Se in passato hai interpretato un ruolo così accattivante, dopo un po’ può venirti voglia di “tornare sul luogo del delitto”, per scoprire sia quanto il personaggio può essere cambiato sia quanto tu, attore, potresti ancora dargli… ».

E il Lele che vedremo dal 20 settembre sarà lo stesso di un tempo?

«In lui ci sono sono elementi del passato ed elementi nuovi. Rispetto al vecchio Lele, per esempio, oggi il dottor Martini ha alle spalle un percorso lavorativo più forte: ha avuto riconoscimenti all’estero, fatto che giustifica anche la sua lunga assenza da Roma, ed è diventato un professore universitario importante, che insegna a Parigi alla Sorbona. In particolare, si è appassionato di medicina ambientale e lavora soprattutto sulle conseguenze dell’inquinamento sulla salute. Da un punto di vista più intimo, invece, ciò che è cambiato in lui è frutto degli anni passati e delle esperienze accumulate nel frattempo, come la delusione rappresentata dalla fine della storia d’amore con Alice…».

Com’è stato ritornare su questo set?

«Devo dire che c’è voluto pochissimo per ritrovare lo stesso meccanismo di un tempo, così intenso e allo stesso tempo così divertente, e l’intesa con i colleghi. Persino i due gemelli (i figli che Lele ha avuto da Alice, interpretati dagli attori bambini Domiziana Giovinazzo e Gabriele Paolino, ndr) li ho sentiti in breve tempo molto vicini e molto complici della storia».

A proposito di giovani attori, come ti sei trovato a lavorare nuovamente con chi, come Margot Sikabonyi (Maria) e Michael ed Eleonora Cadeddu (Ciccio e Annuccia), all’epoca della tua prima partecipazione alla serie era solo un bambino?

«In realtà, con Margot sono sempre rimasto in contatto: abbiamo lavorato insieme anche a teatro in “Aggiungi un posto a tavola”, nel quale lei interpretava Clementina. Con Michael ed Eleonora, invece, anche se ogni tanto ero andato a trovarli sul set, il salto è stato grande e questo nuovo incontro è stato molto forte. L’intesa che avevamo anni fa si era inevitabilmente un po’ allentata, perciò abbiamo dovuto ritrovarci. Un po’ come capita allo stesso Lele, che dopo anni di assenza dovrà ritrovare l’intimità con i primi tre figli».

Dopo averne fatto per anni le veci, Libero sarà ancora molto importante per Lele?

«Tra Libero e Lele c’è sempre stato un legame molto immediato e istintivo, in cui ho sempre visto rispecchiati anche l’ottimo rapporto che mi lega a Lino Banfi e la nostra grande intesa sul set. Perciò, anche questa volta il loro rapporto si manterrà caldo e fra loro tornerà a esserci complicità».

E come andrà invece il confronto con il genero Guido, anch’egli medico, che presto Maria renderà padre? La sovrapposizione dei ruoli in famiglia e al lavoro non creerà conflitti?

«Essendo tutti medici, qualche conflitto sarà inevitabile, anche perché nella professione c’è sempre qualcuno che vuole primeggiare… Anche affrontare la gravidanza della figlia dopo aver perso gli anni della sua maturazione, dovendone quindi digerire il ruolo di madre quando la si ricorda ancora bambina, non è semplice. Ma Lele è sempre stato un ottimista e vive da sempre tutti gli eventi belli della vita come momenti essenziali, perciò anche in questo caso si farà contagiare dagli aspetti positivi: di fronte all’amore cede sempre».

Hai un figlio ventenne e una figlia adolescente: ti ritrovi nell’esperienza di paternità del tuo personaggio o il tuo rapporto con i figli è sostanzialmente diverso?

«Guarda, la differenza più grande sta nel fatto che, mentre nella fiction i conflitti si risolvono grazie al procedere della sceneggiatura, nella vita vera il copione te lo devi scrivere tu: è tutto più complicato! In ogni caso, tengo molto alla paternità: è un aspetto importante della mia vita e sicuramente ha creato un meccanismo di identificazione con il personaggio».

Lele, di nuovo single, proprio nel momento in cui sta per diventare nonno diverrà oggetto delle attenzioni di due donne molto più giovani di lui: Bianca Pittaluga (che ha il volto di Francesca Cavallin, 33 anni) e Fanny Levantesi (interpretata dall’appena 26enne Caterina Misasi). Possibile che Lele, sempre così “politically correct” non riesca a trovare nessuna corteggiatrice “all’altezza” fra le sue coetanee o, quantomeno, fra le quarantenni?

«Ammetto che in un primo momento questa scelta degli autori aveva lasciato perplesso anche me. Poi, però, ho pensato che trovare la chiave per far affrontare a Lele questa situazione coerentemente con il profilo del personaggio poteva essere una sfida interessante. Del resto, tutti noi nella vita possiamo a volte ritrovarci nelle condizioni più assurde! La cosa importante, quindi, era rendere le reazioni di Lele credibili, cogliendo l’occasione per scoprire in che modo un tipo come lui avrebbe reagito in questa situazione. Non a caso, vedrete che Lele rimarrà molto turbato dalla differenza d’età…».

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

«… ora che sono tornato nei panni di Lele Martini è ufficiale: sono un pezzo di pane, ormai il mio marchio è quello! Infatti, dai primi di novembre sarò a teatro con “Troppo buono”, uno spettacolo scritto da Marco Presta (autore molto conosciuto anche come conduttore della trasmissione radiofonica “Il ruggito del coniglio”, ndr) con mia moglie Nora Venturini, che ne cura la regia. Reciterò, canterò e suonerò anche un po’, raccontando la “bontà”, i suoi pericoli e le sue difficoltà».

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