Intervista a Ficarra e Picone – Stop 12/2009

FAR RIDERE È LA NOSTRA PASSIONE

Dal 30 marzo, a condurre “Striscia la notizia”, il tg satirico di Canale 5, tornerà per la quinta volta il duo comico Ficarra e Picone, che dopo l’esordio avvenuto nell’aprile del 2005 è ormai di casa dietro la scrivania più celebre d’Italia

A pochi giorni dal cambio della guardia al timone di “Striscia la notizia”, per tastare gli umori della vigilia abbiamo raggiunto telefonicamente Valentino Picone mentre si trovava con l’inseparabile Salvo Ficarra in coda al check-in nell’aeroporto fiorentino, diretto finalmente a casa dopo un’intensa quanto appagante settimana “on the road” dedicata alla promozione del loro ultimo film.

Dopo diverse edizioni, l’idea di condurre uno dei programmi più seguiti in assoluto vi emoziona ancora?

«Fa sempre molto effetto! Anzi, l’emozione è addirittura maggiore. Le prime volte, infatti, avevamo anche una buona dose di incoscienza: sapevamo che “Striscia” era il programma più visto, ma i numeri non significavano molto per noi. Solo quando la gente ha cominciato a fermarci ci siamo resi conto di quello che vuol dire andare in onda ogni sera da dietro quella scrivania!».

L’impatto sull’opinione pubblica è enorme…

«Infatti! E ti dirò che certi servizi di “Striscia”, come quelli sulle opere incompiute, pur essendo ormai dei “classici” non cessano di meravigliarmi. “Striscia” denuncia progetti abbandonati per i quali sono state sprecate montagne di soldi ogni settimana, eppure ogni volta mi stupisco moltissimo».

Cosa aggiunge alla vostra carriera questo tipo di tv?

«Questo tipo di tv… è la tv! A “Striscia la notizia” hai l’impressione di fare davvero televisione. Pensa a quando eravamo a “Zelig”: in quel caso era come se la tv fosse ospite di uno spazio che non le apparteneva veramente; era una sorta di intrusa intrufolatasi sotto il tendone per vedere uno spettacolo teatrale. “Striscia”, invece, è la tv propriamente detta. E noi siamo molto fortunati a poter spaziare tra televisione e cinema facendo cose così diverse e importanti: ci consentono di non cadere nella ripetitività».

Nella prima settimana di programmazione, il vostro film “La matassa” ha stracciato la concorrenza. Cos’ha conquistato il pubblico?

«In questo film parliamo di un sentimento, quello che unisce i due cugini protagonisti della pellicola, in cui molta gente si è rispecchiata. Probabilmente è stato apprezzato proprio il fatto che raccontassimo anche questo aspetto sentimentale. Non è stata, però, una scelta fatta a tavolino: la storia si è evoluta in questa direzione mentre ci lavoravamo, in modo naturale».

Alcuni critici non hanno condiviso l’entusiasmo degli spettatori…

“Ma molti altri lo hanno addirittura incensato, parlandone così bene da metterci quasi in imbarazzo! Credo che il cinema e ancor più la comicità siano ambiti molto soggettivi. Quando non si entra in contatto con il mondo di un comico, si corre il rischio di non capirne l’umorismo. È necessario che ci sia una certa sintonia a priori: dopotutto, qualcuno ama la comicità demenziale, altri apprezzano la comicità d’azione, altri ancora preferiscono quella della parola. Penso quindi che il giudizio di quei critici non sia tanto sulla pellicola – perché è impossibile parlarne male: è un film onesto, per fare il quale ci siamo  circondati di sceneggiatori professionisti, che ci hanno aiutato a costruire una storia solida – quanto su noi due e sulla nostro tipo di comicità ».

È vero che sul set siete molto seri?

«È vero, perché così come nel calcio vale la regola non scritta secondo la quale un goal sbagliato è un goal subito, nel cinema comico vale quella che dice che se si ride sul set… probabilmente la gente non riderà in sala! Se non ci si concentra a sufficienza, il divertimento e l’allegria sperimentati durante le riprese non si riversano nella pellicola. Perciò, non ci si può distrarre: siamo tutti al servizio della storia – attori, registi, tecnici, costumisti… – e lei vuole essere ascoltata e seguita».

Il primo incontro con Salvo è stato casuale, vero?

“Sì, è vero, come abbiamo raccontato spesso, ci siamo conosciuti quindici anni fa in un villaggio turistico a Giardini Naxos. Salvo era un animatore e io un cliente. Lì abbiamo cominciato a fare qualcosa insieme assolutamente per caso, scoprendo di avere la stessa passione».

Oggi siete prima di tutto amici oppure ragionate da “soci in affari”?

«In realtà non te lo saprei dire. Forse puoi capire quello che provo se ti è capitato di andartene in vacanza per una decina di giorni in un villaggio turistico, di conoscere persone di quel mondo e fare con loro delle bellissime esperienze… Io, infatti, vivo il rapporto con Salvo come se noi due non ce ne fossimo mai andati dal villaggio in cui ci siamo conosciuti: stiamo continuando a vivere un’esperienza meravigliosa. Quello che ci accomuna e ci tiene insieme, oltre all’amicizia che inevitabilmente è nata fra noi, è la voglia di far ridere raccontato delle storie. Quando non avremo più nulla da dire, sapremo di dover andare ognuno per la sua strada ».  ★

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