Intervista a Claudio Gioé – Stop 11/2009

POSSO ESSERE IL VELENO E ANCHE L’ANTIDOTO

Claudio Gioè, che dal 24 marzo sarà protagonista insieme a Simona Cavallari e Giulia Michelini della nuova serie di Canale 5 “Squadra antimafia”, ci racconta come sia del tutto naturale, per un attore, dare un volto al Male e al Bene con la stessa intensità e il medesimo entusiasmo

Abbiamo raggiunto telefonicamente Claudio Gioè nel tardo pomeriggio, al termine di una lunga giornata di riprese sul set di “Henry”, il nuovo film di Alessandro Piva ambientato nel giro del narcotraffico romano. Nella pellicola, tratta dall’omonimo romanzo poliziesco di Giovanni Mastrangelo, avrà il ruolo di commissario, ma più di questo non siamo riusciti a farci raccontare: «per ora non posso darvi altri particolari», ci ha infatti detto l’attore palermitano, che si è però dimostrato assai disponibile a commentare la sua performance nelle vesti di un altro funzionario di polizia: il vice questore Ivan Di Meo, uno dei personaggi principali della nuova serie “Squadra antimafia”, in onda dal 24 marzo ogni martedì sera su Canale 5. Sulla stessa rete, alla fine del 2007, Gioè era stato protagonista de “Il capo dei capi”, miniserie in cui interpretava il boss mafioso Totò Riina e nella quale, fra l’altro, recitavano anche diversi attori del cast di “Squadra antimafia”.

Dopo aver prestato il volto a un simile criminale, cos’ha significato per te passare dalla parte dei “buoni”?

«Diciamo che propormi nuovamente nello stesso genere di film, ma in un ruolo completamente diverso, opposto, è stata una sfida: una sfida che ho accettato di buon grado. E poi, l’idea di realizzare un nuovo prodotto, diverso dal precedente ma destinato allo stesso tipo di pubblico, lavorando quasi con la stessa squadra di interpreti – più o meno come accade in teatro, dove la stessa compagnia di attori mette in scena diverse opere -, mi divertiva molto. Spero che gli spettatori si divertano a loro volta vedendo ciò che siamo riusciti a fare e apprezzando la nostra capacità di calarci in altre parti».

“Squadra antimafia” è un poliziesco atipico. Per esempio, diversamente da quanto accade in altre produzioni, nei singoli episodi non vengono affrontati casi “minori” che si risolveranno alla fine della puntata. Cosa pensi di questo taglio narrativo?

«Trovo molto interessante la formula scelta: è vero, non ci sono “casi di puntata”, come avviene per esempio in “Distretto di polizia”. “Squadra antimafia” è un romanzo in sei puntate, un racconto di grande respiro che comincia preparando uno scenario che si andrà completando progressivamente fino all’ultima puntata».

È inedita anche l’importanza dei personaggi femminili. Il cuore della storia, infatti, è il rapporto complicato fra una poliziotta, che ha il volto della Cavallari, e Rosy Abate, interpretata da Giulia Michelini, che appartiene a una famiglia mafiosa…

“È vero, il fatto che in questa fiction la storia venga vista soprattutto con gli occhi delle donne è insolito. Le due protagoniste, Cavallari e Michelini, rappresentano gli sguardi femminili sulle vicende di mafia, sguardi che però trovano riscontro anche nella realtà: non è certo nuovo alle cronache, del resto, il coinvolgimento diretto di donne che gestiscono gli affari delle famiglie mafiose quando gli uomini sono in carcere oppure latitanti…».

Che ruolo ha in questo quadro Ivan Di Meo, il tuo personaggio?

“Di Meo è colui al quale Claudia Mares si affiderà per avere qualche chiave di lettura in più rispetto alla realtà palermitana. Lui, infatti, è attivo in quel territorio già da qualche anno, mentre lei arriva a Palermo solo all’inizio della serie e trovandosi di fronte a una situazione terribile riconosce nel mio personaggio qualcuno che la potrà aiutare a comprenderla».   ★

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