Secco, il braccialetto e il dualismo della vita

(2 febbraio 2012)

Mi trovavo in piazza Duomo. Credo fosse uno dei primi giorni dello scorso dicembre, perché ricordo di aver passeggiato fin là per constatare quanto fosse effettivamente minimalista l’albero di Natale della prima era Pisapia: descrivendolo “decorosamente sobrio” o “eccessivamente spoglio”, a seconda dei punti di vista del giornalista di turno, i tg locali mi avevano infatti incuriosito.
Per farla breve: raggiunto l’abete, dopo aver deciso che le effettivamente essenziali decorazioni lattee erano di mio gusto, mi sono soffermata a guardarlo senza neanche più vederlo. A quel punto, infatti, pensavo al perché fosse appropriato limitare lo sfarzo delle decorazioni, delle luminarie e quant’altro in un momento così difficile per la città e per l’Italia tutta. E naturalmente pensavo alla mia personale fetta di minimalismo che – volente o nolente – da qualche anno, peggiorando sempre più le condizioni economiche fuori e dentro le mura di casa, come tanti mi sono ormai autoimposta. Pensavo all’ultimo impiego avuto, lontano nel tempo. Pensavo alle centinaia di curricula inviati a destra e manca per anni, senza mai ricevere risposta – mai una dimostrazione di interesse… e manco un “crepa!” -; insomma, presa da cotanto ameni pensieri, dovevo avere una piva lunga fino alle ginocchia…
A scuotermi dal mio malinconico e autoflagellante torpore, per fortuna, dopo un po’ ci ha pensato una voce dall’accento vagamente straniero. Ripiombata d’un botto sul sagrato dalla nuvola plumbea nella quale mi ero persa, ho impiegato qualche secondo a capire che quella voce apparteneva a un ragazzo senegalese, che nel frattempo mi si era avvicinato. Nella mano reggeva il tipico mazzo di braccialetti di stoffa multicolore, i cosiddetti “bracciali della fortuna”, e io – becera italiana – senza neanche guardarlo in faccia, di primo acchito gli ho chiesto solo di lasciarmi perdere. L’ho fatto in modo gentile, sia chiaro, dicendogli che mi scusasse ma non ero interessata e non avevo neanche monete con me. Ma poco dopo mi sono comunque vergognata di questa mia reazione, perché il ragazzo in realtà non ha minimamente insistito. Anzi, ciò che mi ha detto, in un più che buono italiano, sembrava dimostrare che mi avesse avvicinato a causa della mia aria sconsolata. Insomma, quel “povero disgraziato” voleva sapere se poteva aiutarmi!

Che figura barbina.

“No, grazie”, gli ho risposto io, “in realtà non c’è niente che non va, mi ero solo lasciata intristire da brutti pensieri”.
“Sembravi preoccupata”, ha insistito lui.
“Oh, uff… sì… un po’ lo sono… Ma niente di grave, eh!”, ho detto allora io a quel ragazzo di colore con i braccialetti in mano, vergognandomi a quel punto come una ladra della mia infelicità. Insomma, l’immagine del pranzo caldo che mi aspettava a casa e del mio tetto sicuro sopra la testa nella mia mente brillavano come luci al neon di fronte a quel giovane uomo dal presente sicuramente difficile e dal futuro ben più incerto del mio. Presa dal mio imbarazzo, quindi, ho proseguito: “sai, sono tempi difficili un po’ per tutti, pensavo a quanto ancora ci vorrà prima che riesca a trovare un nuovo lavoro… Ma tu sicuramente hai problemi più grandi dei miei, e io farei anche bene a ricordarmelo, così magari riuscirei a sentirmi un po’ più fortunata”.
A quel punto lui mi ha davvero spiazzato, perché con tono serissimo e al tempo stesso amichevole mi ha detto :”Guarda che mica ti devi vergognare di essere dispiaciuta di stare peggio di prima. Le cadute fanno male a tutti, non importa quanto in alto prima tu fossi e quanta gente ancora ci sia più in basso di te. Quando ti sembra di andare in una direzione sbagliata o pericolosa hai ragione a preoccuparti. So bene che i vostri genitori stavano meglio di voi. E so che voi siete in tanti a essere tristi e preoccupati, a non riconoscere più il Paese in cui siete cresciuti. Il vostro passato è ciò che mi ha fregato: quando ero bambino i miei connazionali che tornavano in Senegal dall’Italia erano benestanti e ci parlavano di questo Paese come della salvezza, del migliore investimento per il futuro. Ma il vostro Paese è cambiato e io sono arrivato qua nel momento in cui non ci sono più certezze neanche per voi. Eppure credimi, io continuo a sperare e dovresti farlo anche tu. Sono ottimista ma non perché sono scemo! Il fatto è che sento – so – che mi aspettano tempi migliori. Dopotutto”, ha proseguito con fare convinto, “se ci penso, nei cinque anni che ho trascorso in Italia la mia situazione è già molto migliorata” e ha cominciato a raccontarmi la sua avventura.

E che avventura! Pallavolista, ex giocatore della nazionale giovanile del Senegal, con un diploma in tasca e la certezza di conoscere bene il suo mestiere, Secco (“di nome e di fatto!” ha chiosato lui, aggiungendo: “sono un atleta, mica posso permettermi di assomigliare a una mortadella!”) è letteralmente approdato in Italia dopo essere stato in balia del mare, prigioniero di un battello affollatissimo e spaventoso, per sette giorni. I primi dodici mesi del suo soggiorno nella nostra terra accogliente li ha passati per strada, dormendo all’addiaccio. Ma è sopravvissuto, si è mantenuto concentrato sulle sue speranze e ora – mi ha spiegato – vive in un alloggio piccolissimo ma decoroso, che condivide con un altro senegalese per 150 euro al mese, e negli ultimi tempi sta anche incominciando a intravedere la via per fare le pratiche per il permesso di soggiorno: “chissà che per l’anno prossimo io non possa diventare finalmente regolare!”, ha infatti sospirato con un gran sorriso.
Certo, è dura, ha ribadito: “Sono una brava persona, ho studiato, sono un buon elettricista e cosa faccio per vivere? Vendo braccialetti di corda che il più delle volte mi fruttano insulti invece che monetine. Ma so che la mia vita è destinata a migliorare e quando ho una giornata peggiore delle altre, quando magari guadagno meno di cinque Euro pur restandomene qua fuori tutto il giorno e mi sento meno ottimista del solito, prendo quel poco che ho raccolto e lo uso tutto per andare a comprare una tessera telefonica per chiamare mia mamma in Senegal. Dopo mi sento sempre meglio, perché lei sa sempre aiutarmi ricordandomi il dualismo della vita. E quando me lo ricorda, sento di dover ricominciare a sperare, perché mi rendo conto che già domani potrebbe arrivare la svolta. Mi ricordo che sono una persona onesta, che sono qua da anni e non rubo, non spaccio, non mi vergogno di niente. Tutto sommato, è già qualcosa di cui essere contenti!”.

Il dualismo della vita… Che questo concetto potesse infondere in Secco così tanto sollievo lì per lì mi è sembrato stupefacente, perciò mi sono trovata a prolungare di mia iniziativa quell’inusuale conversazione chiedendogli di spiegarmi cosa mai intendesse…

“Mia madre” mi ha risposto lui, “mi ha insegnato che l’equilibrio nell’esistenza di chiunque si basa sul dualismo. Tutto è doppio nella nostra vita, tutto ha due facce che si compensano. Perciò la vita ti toglie, sì, ma poi la vita ti dà. E questo significa che se hai perduto qualcosa, prima o poi riceverai qualcosa di nuovo. Se soffri, puoi sempre sperare di gioire. Tutto è doppio e ci parla della seconda possibilità, dell’alternativa, della svolta che c’è – ci sarà – sempre. Ce l’abbiamo anche scritto addosso” ha continuato. “Pensaci”, mi ha detto: “abbiamo due gambe, due braccia, due occhi, due mani…”.

“Sì, ma anche un solo naso” ho ribattuto io tanto per fare il bastian contrario…
“Con due narici!”, ha detto Secco.
“Un’unica bocca”, ho ritentato…
“Che ha due labbra…” non si è scomposto lui.

“Ti conviene credermi”, alla fine mi ha detto questo ragazzo scuro scuro e illuminante al tempo stesso. “Credi anche tu nel dualismo della vita, perché la svolta arriverà per tutti e due. Ecco”, ha quindi aggiunto allungando una mano dalle dita lunghissime e affusolate verso di me, “prendi uno dei miei braccialetti, è un regalo: voglio che quando, presto, la vita deciderà di darti qualcosa tu ti possa ricordare di me”.
A quel punto, allontanandosi, mi ha salutato con quest’ultima frase: “non devi avere paura, perché quello che stiamo inseguendo è là fuori che ci sta cercando. Prima o poi, ci troverà”.

Quel braccialetto l’ho conservato, cacciandolo in fondo insieme a mille altre cianfrusaglie a ogni cambio di borsetta.
Oggi l’ho ripescato dal marasma di fazzoletti, ciucci, penne, monetine e lucidalabbra e l’ho stretto in mano, l’ho guardato, l’ho ringraziato.
Sì perché ieri – ed è successo tutto repentinamente, nel giro di due settimane – ho firmato la lettera d’assunzione per il mio nuovo, decorosissimo, stimolante lavoro.

Era ciò che io stavo inseguendo.
E guarda un po’: mi ha trovato.

6 pensieri riguardo “Secco, il braccialetto e il dualismo della vita

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  • 28 dicembre 2013 in 11:54 pm
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    Eccomi quoi proprio secco di nome e di fatto sono da vero onorato non so cosa dire cosa fare x ringraxiarvi tutti x cosi poco dite ke ho cambiato quelcosa nella vostra vita io direi ke non ho fatto niente e tt merito vostra xk avete creduto. Ancora un grandissimo grazie non smetterei mai di ringraxirvi tutti quanti xk x me e un immenso piacere. E sono davvero contento e orgoglioso di sapere x in italia nonostant la crisi ci sn gente bellissimo ke ti riempono di gioia di piacere ed di esperanza . Volevo aprofitare dell’occasiobe x augurarvi un buono e fellice anno nuovo tante tnte ma tante belle cose un anno migliore pieno di felicita. Ricordatevi la vita e fatta in due e sara sempre cosi ad esempio alti e bassi. Nella cita a volte saliamo a volte scendiamo cm dice sempre mia mamma l’importante e ke qndo sei giu devi avere il corraggio e l’intusiamo di rialzarsi. Secco di nome e di fatto questo e mio mail se volete contattarmi. Labayka06@yahoo.fr
    GRAZIE E 😘 A TUTTI

  • 6 novembre 2013 in 4:41 pm
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    ciao, ho cercato info sui braccialetti di fortuna e i senegalesi che li vendono e ho trovato il tuo articolo. E’ un articolo bellissimo! Che cambia anche un po’ l’opinione di questi ragazzi poveracci…. Volevo chiederti se potresti per favore descrivermi meglio questo ragazzo Secco? Per un idea artistica mi servirebbero tanti braccialetti e lui mi sembra uno simpatico. Forse cosi gli trova un po’ di fortuna! Grazie in anticipo! Olga
    p.s.: se non ti dispiace mi puoi scrivere al mio indirizzo mail direttamente: olgaschigal(at)yahoo.com

  • 5 luglio 2012 in 11:12 am
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    L’ho letto con un pò di ritardo, ma è davvero un bellissimo post. E incredibile il commento sopra, questo Secco porta speranza più che vendere braccialetti! Spero che anche lui trovi presto ciò che sta inseguendo.

  • 19 marzo 2012 in 4:46 pm
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    Ma che brava… Mica lo sapevo che scrivevi cosi’ bene (e che racconti storie cosi’ interessanti) 🙂

    • 24 maggio 2012 in 2:30 pm
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      oggi è successo anche a me, ti giuro che ho trovato questa pagina cercando notizie su “secco”, che mi ha fatto gli stessi discorsi mi ha fermata oggi perchè mi ha vista triste e con la lacrima!!!! cavolo potergli trovare un lavoro anche a lui!
      ciao Giovanna

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