Silenzio. Si legge

Milano, 6 dicembre 2011 – ore 15.00

Dissenso silenzioso, autoaffermazione pacifica, critica senza colore ma profondamente politica.
Una performance senza trama in cui tutti possono essere protagonisti.
Un atto di lotta non violenta e rilassata.
L’arma segreta? Un libro. Anzi, molti libri: tanti quanti i pacifici dissidenti.
La strategia? Leggere, tutti insieme, senza parlare; seduti tranquillamente in un contesto inusuale.
È un Flashbook.

Questo pomeriggio, in Piazza del Duomo, a un anno di distanza dal primo esperimento e dopo analoghe iniziative in altre città italiane e non solo, c’è stata la quarta “replica” milanese: ne avevo letto qualche giorno fa in rete e l’idea mi era davvero piaciuta, soprattutto perché, in questo caso, ad affidarsi alla ancora rivoluzionaria forza dell’oggetto simbolo della cultura predigitale – il caro vecchio libro – sono i giovani. Il progetto, infatti, è nato alla Statale, all’università, e a rispondere con entusiasmo sono stati prima di tutto i ragazzi dei licei meneghini.
Perciò, seguendo le istruzioni trovate in Internet, alle 15 in punto sono andata a vedere se anche questa volta qualcuno avesse risposto all’appello…
Che bello! Una lunga stringa di gente – per lo più ragazzi giovani e giovanissimi (a rispondere al nome di “adulti”, infatti, saranno stati in due o tre…) – seduta ordinatamente sul sagrato, a ridosso delle gradinate.
Qualcuno scambiava due chiacchiere, almeno al suo arrivo, ma poi più o meno tutti obbedivano alla regola del silenzo e chinavano gli occhi sulle pagine dei loro volumi (classici, thriller, saggi… con un’impressionante concentrazione di copie de “Il rosso e il nero”, prova evidente della presenza di numerosi compagni di scuola alle prese con il medesimo compito di letteratura…).
Mi sono sentita ancora molto giovane e allo stesso tempo così vecchia mentre li fotografavo!
Giovane perché li ho sentiti vicini e se non avessi dovuto correre via troppo presto per andare a prendere i bambini all’asilo mi sarei fermata volentieri a leggere con loro (il libro l’avevo nella borsa!); vecchia perché il primo pensiero che mi è venuto in mente è che se i miei figli a diciassette anni partecipassero a simili proteste io ne sarei molto orgogliosa… Mi piacevano, quei ragazzi, tanto; ma lo sguardo materno con cui li osservavo mi ha un po’ scioccato… anche se di molti di loro, in effetti, madre potrei esserlo davvero!
In ogni caso, è stato bello, ed è stato bello anche verificare come un’iniziativa così semplice fosse realmente in grado di incuriosire la gente nonostante l’eretismo da shopping natalizio: qualcuno, in effetti, si fermava, leggeva i volantini, chiedeva informazione ai lettori.
E per lo più era gente di una certa età (no, non come me, intendo anzianotti autentici!), come se questo oggetto vetusto ma senza tempo, il libro, fosse davvero in grado di unire mondi e tempi diversi, predisponendo all’ascolto reciproco anche chi in genere comunica su diverse frequenze.

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