Audiolibri. Un nuovo amore e voglia di sperimentare

Vorrei fare un esperimento.

Un esperimento frutto di un’idea che ha cominciato a solleticarmi durante i miei quotidiani e assai monotoni viaggi per e dall’ufficio.

Per non apparire completamente folle, però, è necessario che vi faccia una premessa.

La mia autoradio è defunta.

No, non “rotta”. Piuttosto bloccata – “locked” ringhia il display quando scioccamente pigio il bottone nel caso fosse magicamente cambiato qualcosa nottetempo -, mai più accessibile perché smontata tempo fa senza conoscerne il codice antifurto.

audiobooks-by-Matt-StoneInsomma, per non cedere alla tentazione di addormentarmi a uno dei tanti semafori che incontro, o a quella di schiantarmi deliberatamente contro un palo vinta dalla noia del tragitto, negli ultimi mesi ho esplorato il sorprendente mondo degli audiolibri, che scarico comodissimamente da iTunes di tanto in tanto e poi ascolto a puntate durante le mie altrimenti tristi sessioni automobilistiche.

Che scoperta!

Ho riletto, anzi, ascoltato, diversi classici della mia infanzia, i cosiddetti “romanzi di formazione”. E con quanto gusto! Cogliendo particolari che solo l’età (molto) più matura mi ha permesso di apprezzare; ritrovando l’innamoramento per certi personaggi; infiammandomi con lo stesso disgusto di un tempo per effetto di altri…

E mi sono anche concessa del puro cazzeggio sparandomi uno dietro l’altro qualche thriller britannico con personaggi ricorrenti che non conoscevo…

“Pure fiction”.

Godibilissimi.

E poi, recentemente, mi sono perdutamente infatuata della scrittura di Gianrico Carofiglio e delle avventure del suo Guido Guerrieri: il fatto che i romanzi siano letti proprio dall’autore, con quel suo accento Barese lieve, li rende ancora più speciali.

Ma soprattutto, mi sono resa conto di quanto mi mancasse ascoltare le storie, di quanto mi fosse sempre piaciuto.

La lettura è una passione mai sopita, seppur molto ridimensionata dalle attuali vesti di “mother of two”-lavoratrice-casalinga (naturalmente disperata)-cittadina- eccetera.

Ma la bellezza dell’ascolto, dell’ascolto per puro diletto, non me la ricordavo più.

Non frequentandola, l’avevo rimossa, nonostante i miei figli mi ripetano spesso quanto apprezzerebbero che io li intrattenessi leggendo per loro qualche volta di più. E credo che, se non altro per coerenza, in un prossimo futuro tenterò di accontentarli.

Torniamo però all’esperimento: sono curiosa di constatare se anche ad altre persone, che in questo momento non ci pensano minimamente, piacerebbe che qualcuno leggesse per loro…

In particolare, malata come sono di protagonismo, mi piacerebbe constatare a quante persone non legate a me dall’amore filiale piacerebbe che io leggessi per loro.

Magari facendo loro riscoprire personaggi che avevano già amato.

Oppure, chissà, presentando loro storie che non avrebbero mai letto, ma che potrebbero sorprendersi ad ascoltare con curiosità.

Metto le mani avanti: non sono un’attrice e non ho nessuna preparazione nell’interpretazione dei testi.

Anzi, a onor del vero, ho una parlata a tratti malamente lombarda e sono famosa per non azzeccare mai gli accenti.

E per dirla tutta, quando mi capita di ascoltare la mia voce registrata la trovo sgradevole, fin irritante.

Noto, però, che la gente continua a chiacchierare con me, nonostante io tenda sempre a parlare tanto, troppo. Perciò, ho pensato, forse per gli altri la mia voce non è così terribile.

Non so.

Per ora mi sto attrezzando con microfono adatto (Amazon, grazie di esistere!) e software per montare l’audio sul computer.

Vi farò sapere (ascoltare) cosa ne verrà fuori.